Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > La figlia di Matilde
incesto

La figlia di Matilde


di backfill
13.02.2026    |    6.716    |    3 9.9
"Aldo sentì la stretta della sua fica, le sue contrazioni che gli succhiavano il cazzo..."
Il silenzio della nuova casa, un piccolo appartamento in un condominio anonimo, avvolgeva Matilde e Katia. Il divorzio aveva lasciato un vuoto non solo nel cuore di Matilde, ma anche nelle loro finanze, costringendole a ridimensionare le loro vite. Le pareti sottili sembravano amplificare ogni sospiro, ogni rumore di piatti, ogni silenziosa riflessione. Matilde, quarantacinque anni, portava il peso degli ultimi eventi sulle spalle curve, ma cercava di mantenere una facciata di forza per sua figlia. Katia, ventiquattro anni, osservava la madre con una miscela di affetto e una punta di fastidio per l'ombra che il passato proiettava ancora su di loro.
Un pomeriggio, mentre il sole filtrava timido tra le persiane, Matilde si preparava per uscire. Il profumo di un'eau de parfum floreale, che Katia non le aveva mai sentito usare prima, riempiva l'aria. Matilde lisciava con cura una gonna che aveva rispolverato dall'armadio, un capo che le donava una silhouette inaspettata. Katia la osservava dal divano, un libro aperto sulle ginocchia, ma gli occhi fissi sulla madre.
"Mamma, vai a fare la spesa?" Katia sollevò un sopracciglio, notando il trucco leggero ma insolitamente curato.
Matilde si voltò, un sorriso incerto sulle labbra. "No, tesoro. Esco con un'amica." La sua voce suonava un po' troppo alta, un po' troppo affrettata.
Katia la scrutò. "Un'amica che ti fa mettere il rossetto rosso e il tacco dodici?" Un accenno di divertimento increspò le sue labbra.
Matilde arrossì leggermente. "Beh, sai, ogni tanto fa bene curarsi un po'." Si sistemò la borsa sulla spalla. "Non aspettarmi sveglia."
La porta si chiuse, lasciando Katia nel silenzio. Sentiva il ronzio del telefono di Matilde, lasciato sul comodino, vibrare con insistenza. Un messaggio, poi un altro. Un sorriso spontaneo le si allargò sul viso. Forse, finalmente, sua madre stava ricominciando a vivere. Era una sensazione agrodolce: da un lato la felicità per Matilde, dall'altro una piccola, inattesa punta di gelosia per quella nuova attenzione che non era rivolta a lei.
Le settimane passarono, scandite dalle uscite serali di Matilde. Ogni volta, la stessa routine: il profumo nuovo, i vestiti scelti con cura, il telefono che vibrava incessantemente prima e dopo l'incontro. Katia non faceva domande dirette, ma i suoi occhi attenti registravano ogni dettaglio. Vedeva la luce tornare nello sguardo della madre, una scintilla che il divorzio aveva spento.
Una sera, Matilde, seduta di fronte a Katia con una tazza di tè in mano, ruppe il silenzio. La sua voce era più morbida del solito. "Katia, c'è una persona... un uomo. Si chiama Aldo."
Katia appoggiò la tazza sul tavolino. "Lo immaginavo, mamma. Sono contenta per te." Un sorriso sincero le illuminò il viso. "È carino?"
Matilde rise, un suono melodioso che Katia non sentiva da tempo. "È... diverso. Ha cinquantatré anni, è alto, ha un fisico scolpito. Va in palestra." Un velo di imbarazzo le colorò le guance. "È un uomo affascinante."
"E allora?" Katia la incoraggiò. "Perché non lo inviti a cena? Voglio conoscerlo."
Matilde esitò. "Sei sicura? Non voglio metterti in imbarazzo."
"Mamma, sono grande. Sono felice che tu abbia trovato qualcuno." Katia le prese una mano, stringendola. "Invitalo. Cuciniamo qualcosa di buono."
Il giovedì successivo, l'appartamento profumava di basilico e pomodoro fresco. Matilde, in un abito color smeraldo che faceva risaltare i suoi occhi, era tesa. Katia, più rilassata, finiva di apparecchiare la tavola. Il campanello suonò. Matilde fece un respiro profondo e andò ad aprire.
Sulla soglia, Aldo. Matilde non aveva esagerato. L'uomo era imponente, alto, con spalle larghe che riempivano completamente la cornice della porta. I capelli scuri, appena brizzolati, incorniciavano un viso dai tratti decisi. I suoi occhi, di un verde intenso, si posarono su Katia, che si era avvicinata per salutare. Un sorriso caldo gli increspò le labbra.
"Aldo, lei è Katia," Matilde presentò, la voce un po' tremante. "Katia, lui è Aldo."
"Piacere di conoscerti, Katia." La sua voce era profonda, risuonava nella stanza. La stretta di mano era ferma, sicura. Katia sentì una scarica elettrica, un'inaspettata ondata di curiosità. La sua mente, abituata a confrontarsi con ragazzi della sua età, registrava la differenza. Aldo aveva una presenza, un'aura di mascolinità matura che la colpì.
La cena fu un successo inaspettato. Aldo era un ottimo conversatore, la sua voce profonda riempiva gli spazi, alternando racconti divertenti a domande sincere sulla vita di Matilde e Katia. Katia lo trovava affascinante. Non era il solito uomo di mezza età che cercava di impressionare con battute scontate. Era genuino, interessato. Matilde, accanto a lui, sembrava rifiorire, i suoi occhi brillavano di una luce nuova.
"Mamma, Aldo, io vado a fare un giro," Katia annunciò dopo il dessert, un'ora dopo che la cena era finita. "Vi lascio un po' di tranquillità."
Matilde la guardò, sorpresa. "Ma tesoro, non devi..."
"No, no. Ho bisogno di una boccata d'aria." Katia strizzò l'occhio alla madre. "Divertitevi."
Uscì, lasciandoli soli. L'aria fresca della sera le sferzò il viso. Passeggiò senza meta per una mezz'oretta, i pensieri che si rincorrevano. Era contenta per Matilde, davvero. Aldo era un uomo in gamba. Ma c'era qualcosa, una sensazione indefinibile, che le aveva lasciato l'incontro. Un'attrazione inaspettata, un velo di curiosità verso quell'uomo così maschio, così diverso dai ragazzi che frequentava.
Improvvisamente, si fermò. La mano le andò alla tasca dei jeans. Il cellulare. Non c'era. L'aveva dimenticato a casa. Un sospiro di fastidio le sfuggì. Non voleva interrompere l'intimità che aveva cercato di creare per loro. Decise di rientrare in silenzio, di recuperare il telefono e uscire di nuovo senza farsi sentire.
Svoltò l'angolo e si avvicinò alla porta del condominio. Le luci dell'appartamento di Matilde erano ancora accese. Inserì la chiave con cautela, girandola lentamente per evitare qualsiasi rumore. La porta si aprì di un soffio. Entrò, chiudendo la porta alle sue spalle con la stessa discrezione. Il silenzio dell'appartamento era rotto solo da un suono soffocato, un gemito basso che proveniva dalla camera da letto di Matilde.
Katia sentì il cuore accelerare. La curiosità la spinse. Si avvicinò alla porta della camera, socchiusa di pochi centimetri. Un filo di luce filtrava dalla fessura. I gemiti si fecero più chiari, più intensi. Un misto di vergogna e di un'eccitazione inattesa la invase. Si incollò all'apertura, il respiro sospeso.
La scena che si aprì davanti ai suoi occhi la lasciò senza fiato. Matilde era sul letto, le gambe spalancate, i fianchi sollevati. Aldo la stava penetrando con una forza e una violenza che Katia non aveva mai immaginato. I suoi muscoli tesi, la schiena arcuata, pompava con un ritmo animalesco, un toro da monta. Matilde, il viso contratto in un'espressione di puro piacere, ansimava, mugolava, la sua voce roca, quasi irriconoscibile.
"Aldo... sì... aprimi... sfondami, cazzo!" La voce di Matilde si ruppe in un gemito acuto. "Non ho mai goduto così... mai... il mio ex marito... il tuo cazzo così... è enorme... sì! Più forte!"
Katia vide tutto. Il movimento incessante dei fianchi di Aldo, la pelle tesa sul suo culo sodo che si contraeva a ogni spinta. E poi, in un movimento più ampio, vide il cazzo di Aldo. Era enorme, una massa scura e pulsante che riempiva completamente la sua mamma. Katia non aveva mai visto nulla di simile. I suoi ragazzi, i suoi coetanei, con i loro cazzi acerbi, non erano nemmeno lontanamente paragonabili a quella bestia che stava sfondando Matilde.
Le parole di Matilde, quelle oscenità che non avrebbe mai pensato di sentirle pronunciare, risuonarono nella testa di Katia. "Sfondami... un cazzo enorme..." Una scarica elettrica le attraversò il corpo. La sua fica si bagnò istantaneamente, un calore inaspettato le invase l'inguine. Si portò una mano alla bocca per soffocare un gemito, un'imprecazione. Il suo cuore batteva all'impazzata. La scena era cruda, animalesca, e maledettamente eccitante.
Rimase lì, incollata alla porta, per quelli che parvero minuti interminabili, assorbendo ogni suono, ogni immagine. La mamma, così composta e riservata, ridotta a una bestia bramosa sotto il corpo potente di Aldo. E lui, un vero stallone, che la possedeva con una ferocia primitiva. Katia sentì un desiderio impellente, una voglia irrefrenabile di provare quella stessa sensazione, di essere sfondata da un cazzo così grande, così potente.
Un ultimo, acuto gemito di Matilde, un lungo, profondo mugolio di Aldo. I loro corpi si bloccarono per un istante, tremanti, poi i movimenti ripresero, più lenti, ma ancora carichi di passione. Katia sapeva di dover andare. Non poteva rimanere lì.
Si ritirò dalla porta con la stessa cautela con cui si era avvicinata. Il suo corpo era in fiamme. La sua mente, un turbine di immagini e sensazioni. Le mani le tremavano. Raggiunse il suo telefono sul comodino, lo afferrò e uscì dall'appartamento con la stessa silenziosità.
L'aria fresca della notte le sembrò gelida sul viso in fiamme. Passeggiò ancora, ma questa volta senza la sensazione di fastidio per il telefono dimenticato. Solo un'eccitazione vibrante, un desiderio inesplorato che le si era risvegliato dentro. La mamma e Aldo. Un segreto che ora condivideva.
Le settimane successive videro Matilde e Aldo sempre più inseparabili. Le loro frequentazioni si intensificarono. Dopo qualche mese, una sera a cena, Aldo fece una proposta.
"Matilde, Katia," iniziò, la sua voce profonda. "Ho una villetta in periferia. È grande, c'è tanto spazio. Perché non venite a vivere lì con me?"
Matilde lo guardò, gli occhi lucidi. "Aldo... è una proposta importante."
Katia, sorpresa ma con un sorriso, intervenne. "Sarebbe fantastico, mamma! Un giardino, più spazio... e meno rumore dei vicini." Lanciò uno sguardo complice ad Aldo, che le sorrise.
Matilde accettò. La prospettiva di una casa più grande, lontana dal condominio che ormai le sembrava soffocante, era allettante. Il trasferimento fu rapido. La villetta di Aldo era spaziosa, immersa nel verde, con un'atmosfera serena che accoglieva le tre vite.
La convivenza portò con sé una nuova routine. Matilde e Aldo erano inseparabili. Katia li sentiva spesso. Le pareti della villetta erano più spesse di quelle dell'appartamento, ma i suoni della loro passione a volte filtravano. Quando sapevano che Katia era in casa, i loro gemiti erano soffocati, i movimenti più delicati. Ma quando Katia usciva, al suo ritorno, spesso percepiva l'eco di una furia animale, di una passione incontenibile.
Più di una volta, Katia si ritrovò a spiarli. Non più per caso, non più per un incidente. Ma per una curiosità morbosa, un desiderio che cresceva dentro di lei. Si nascondeva dietro l'angolo del corridoio, o si appostava vicino alla porta della camera da letto, ascoltando i gemiti, i sospiri, i colpi sordi dei corpi che si univano. E ogni volta, la sua mano scendeva tra le cosce, accarezzando la sua fica bagnata, immaginando di essere al posto di sua mamma, sotto il corpo possente di Aldo, sentendo quel cazzo enorme sfondarla. Si masturbava in silenzio, le immagini vivide nella sua mente, le parole oscene di sua madre che le risuonavano nelle orecchie. L'eccitazione era quasi insopportabile. Era diventato il suo segreto, il suo piacere proibito.
Dopo diversi mesi di questa nuova vita, Matilde ricevette una telefonata. Sua madre, anziana e fragile, aveva bisogno di lei. Viveva a diversi chilometri di distanza e Matilde doveva assentarsi per qualche giorno.
"Mi dispiace lasciarvi soli, tesori," Matilde disse, abbracciando Katia e poi Aldo. "Ma la mamma ha bisogno di me."
"Non preoccuparti, mamma," Katia le sorrise, un'ombra di malizia nei suoi occhi che Matilde non colse. "Ce la caveremo benissimo."
Aldo le diede un bacio affettuoso. "Vai tranquilla, Matilde. Ci pensiamo noi qui."
Matilde partì la mattina presto, lasciando Katia e Aldo soli nella grande casa. Il silenzio, inizialmente, era strano, diverso dal solito. Ma l'aria era carica di una tensione sottile, quasi impercettibile.
Il primo giorno passò tranquillamente. Aldo lavorava nel suo studio, Katia leggeva, guardava film. Si scambiavano qualche parola, qualche sorriso. Ma l'atmosfera era densa di non detto.
Il mattino del secondo giorno, Katia si svegliò tardi. Sentì il rumore della doccia provenire dal bagno di Aldo. Un'idea, audace e improvvisa, le balenò in mente. Si alzò dal letto, il cuore che le batteva forte nel petto. Indossò una vestaglia leggera, lasciando il corpo nudo sotto.
Si avvicinò alla porta del bagno, fingendo di essere assorta nei suoi pensieri. Il rumore dell'acqua che scorreva era forte. Senza preavviso, aprì la porta di colpo.
Aldo era sotto il getto della doccia, di spalle. Il vapore riempiva la stanza, avvolgendo il suo corpo scolpito. Katia lo vide completamente nudo, nella sua imponenza. Le spalle larghe, la schiena muscolosa, le natiche sode. La sua pelle umida e lucida sotto la luce fioca.
Aldo si irrigidì, il rumore della porta lo fece sobbalzare. Non si voltò, rimanendo immobile sotto la doccia, la schiena tesa.
"Oh, scusa!" Katia esclamò, la voce falsamente sorpresa. "Non ti avevo sentito. Pensavo fosse libero." Entrò nel bagno, la vestaglia che le ondeggiava leggermente. "Devo fare la pipì, scusami. Ho una vescica piccola."
Aldo non rispose, il suo corpo ancora teso, immobile. L'imbarazzo era palpabile. Katia si avvicinò al water, si tirò su la vestaglia e si sedette, senza distogliere lo sguardo dalla schiena di Aldo.
"Non preoccuparti, Aldo," disse con una risata leggera, il suono della sua pipì che riempiva il silenzio. "Ho visto parecchi uomini nudi nella mia vita. Non mi scandalizzo certo per un bel culo come il tuo."
Aldo emise un sospiro, ma non si voltò. Continuò a lavarsi, i movimenti un po' più rigidi. Katia finì, si sciacquò le mani e uscì dal bagno, lasciando Aldo con il suo imbarazzo e un'immagine vivida stampata nella mente.
Quella sera, dopo cena, mentre guardavano un film in salotto, Katia si stiracchiò, la sua vestaglia di seta che le scivolava sulle spalle.
"Aldo," disse con un tono languido. "Ho un nodo qui, tra le scapole. Un massaggio alle spalle mi farebbe un gran bene." Si voltò a guardarlo, i suoi occhi grandi e innocenti. "Se non ti dispiace, ovviamente."
Aldo esitò, la sua espressione un misto di sorpresa e una punta di diffidenza. "Certo, Katia. Nessun problema."
Katia si alzò. "Vado in camera mia, mi preparo."
Aldo la raggiunse pochi minuti dopo. Bussò alla porta della camera di Katia. "Posso entrare?"
"Avanti," la voce di Katia era morbida.
Aldo aprì la porta ed entrò. La luce della lampada da comodino creava un'atmosfera soffusa. Katia era sdraiata a pancia in giù sul letto, completamente nuda. Il suo culo, tondo e sodo, era leggermente sollevato, le natiche separate, invitanti. La schiena liscia e arcuata. Era una visione perfetta.
Aldo rimase senza parole, il fiato sospeso. Il suo sguardo scivolò lungo la schiena di Katia, indugiando sulle curve perfette del suo culo, sulle cosce lisce. Era la figlia della sua compagna. Ma il suo corpo, così giovane e invitante, era una tentazione innegabile.
"Allora?" Katia disse, la voce un sussurro. "Mi fai aspettare?"
Aldo si riprese, un po' a fatica. Salì sul letto, mettendosi a cavalcioni sopra Katia, le sue ginocchia ai lati del suo bacino. Iniziò a massaggiarle le spalle, le sue mani grandi e forti che impastavano i muscoli tesi.
Le sue dita scivolavano sulla pelle liscia di Katia, risalendo e scendendo lungo la spina dorsale. Sentiva il calore del suo corpo nudo sotto i palmi, una sensazione che gli accendeva i sensi. Cercò di concentrarsi sul massaggio, ma i suoi occhi continuavano a cadere sulle curve sensuali sotto di lui. Il profumo di Katia, un misto di giovinezza e un leggero aroma floreale, gli riempiva le narici.
Katia gemette piano, un suono che fece vibrare qualcosa dentro Aldo. "Ahhh... sì, proprio lì. Più forte."
Aldo aumentò la pressione, le sue dita che affondavano nei muscoli. Sentiva il suo cazzo pulsare sotto le mutande, una reazione incontrollabile alla vicinanza di quel corpo giovane e desiderabile.
Improvvisamente, Katia si girò di scatto. La sua mossa fu rapida e inaspettata. In un attimo, era supina, il suo corpo nudo premuto contro quello di Aldo. Le sue braccia gli si avvolsero intorno al collo, le sue mani si aggrapparono alla nuca di lui, tirandolo a sé con una forza sorprendente. Le sue labbra si posarono sulle sue, un bacio famelico che non lasciava spazio a esitazioni.
Aldo fu colto di sorpresa. Cercò di dimenarsi, le mani che si posavano sulle spalle di Katia in un tentativo di allontanarla. "Katia... no... aspetta..." La sua voce era strozzata, un misto di protesta e desiderio represso.
Ma Katia non gli diede il tempo di reagire. La sua bocca era avida, la sua lingua si insinuò tra le labbra di Aldo, esplorando con decisione. Il sapore della sua bocca, dolce e selvaggio, gli inondò i sensi. Sentì il suo corpo caldo e morbido premuto contro il suo, le sue tette sode che gli schiacciavano il petto. Il suo cazzo, già turgido, pulsò con ancora più violenza. L'odore della sua pelle, il calore del suo corpo, il sapore della sua bocca: era un assalto ai suoi sensi, e la sua resistenza cominciò a cedere.
Le mani di Aldo, che prima cercavano di allontanarla, ora le stringevano la schiena, accarezzando la pelle liscia. Il bacio si fece più profondo, più intenso. Le loro lingue si intrecciavano, una danza sensuale e proibita. Katia gemette nel bacio, le sue dita che si stringevano nei capelli di Aldo, tirandoli leggermente.
Si staccarono per un attimo, il fiato corto, gli occhi che si incontravano. Gli occhi di Katia erano scuri, pieni di un desiderio bruciante.
"Lo voglio, Aldo," sussurrò Katia, la sua voce roca. "Voglio assaggiare il tuo enorme cazzo. Voglio che mi scopi come scopi la mamma."
Le parole di Katia furono come una scarica elettrica. Aldo sentì un brivido scuoterlo. Le sue parole, così dirette, così esplicite, sciolsero l'ultima traccia di resistenza. Era un uomo, e quella giovane donna, così bella e desiderabile, gli si stava offrendo con una passione inaudita. Il suo cazzo pulsava, dolorosamente teso, implorando di essere liberato.
Katia non aspettò oltre. Le sue mani scesero lungo il petto muscoloso di Aldo, accarezzando gli addominali scolpiti. Poi, con decisione gli strappò via il pigiama lasciandolo in mutande, poi afferrò l'elastico delle sue mutande. "Toglile," sussurrò, i suoi occhi fissi sui suoi.
Aldo, quasi in trance, obbedì. Con un movimento lento, si sfilò le mutande. Il suo cazzo, enorme e turgido, balzò fuori, una massa pulsante di carne dura e venosa. Era ancora più grande di quanto Katia avesse immaginato, più imponente di quanto avesse visto in quella notte, quando aveva spiato sua mamma. La testa, di un viola intenso, luccicava di precume.
Katia emise un sospiro strozzato, i suoi occhi che si allargarono per la meraviglia. Le sue dita, tremanti, si allungarono, sfiorando la pelle calda e vellutata del cazzo di Aldo. "È... è incredibile," sussurrò, quasi a sé stessa.
Aldo gemette, la sua testa si reclinò all'indietro mentre le dita di Katia lo accarezzavano. La sensazione era esaltante, proibita. Il suo cazzo si indurì ancora di più, una roccia pulsante.
Katia lo guardò negli occhi, un sorriso malizioso le apparve sulle labbra. "Non pretendo amore da te, Aldo. L'amore lo devi dare alla mamma. Io pretendo solo cazzo."
Le parole di Katia, così sfrontate e oneste, lo colpirono nel profondo. Non c'era malizia, solo un desiderio puro e primordiale. Aldo si chinò su di lei, baciandole il collo, poi la spalla, scendendo verso il seno. Le sue labbra si posarono sul capezzolo, succhiandolo con delicatezza, poi con più forza.
Katia inarcò la schiena, un gemito profondo le sfuggì dalle labbra. "Sì... così... Aldo..."
Le mani di Aldo le accarezzavano i fianchi, scendendo verso le cosce. Sentì l'umidità tra le gambe di Katia, la sua fica già grondante di eccitazione. Le dita si insinuarono tra le sue labbra, esplorando la carne morbida e bagnata.
"Sei così bagnata," sussurrò Aldo, la sua voce roca di desiderio.
Katia si divincolò, le sue gambe che si aprivano ancora di più. "Prendimi, Aldo. Ti prego. Aprimi."
Aldo non si fece pregare. Si posizionò tra le sue gambe, il suo cazzo enorme che premeva contro la sua fica. Katia gemette, la sua eccitazione alle stelle. Guidò la punta del cazzo di Aldo verso la sua apertura, il suo corpo che fremava in attesa.
Con un respiro profondo, Aldo spinse. La testa del suo cazzo premette contro l'entrata stretta e umida di Katia. Un gemito le sfuggì dalle labbra mentre la carne si apriva lentamente per accoglierlo. Era stretto, incredibilmente stretto, ma anche così caldo e accogliente.
"Ahhh... è così grande," sussurrò Katia, le lacrime agli occhi, un misto di dolore e piacere.
Aldo continuò a spingere, lentamente, con determinazione. Sentiva la resistenza dei suoi muscoli, la sua verginità parziale che si arrendeva al suo assalto. Il suo cazzo, un vero ariete, si faceva strada, penetrando sempre più a fondo. Katia inarcò la schiena, le dita che si stringevano nelle lenzuola.
Finalmente, con un sospiro di sollievo e un gemito di Katia, il cazzo di Aldo fu completamente dentro di lei. Era una sensazione indescrivibile. La sua fica giovane e stretta lo avvolgeva completamente, un guanto di velluto. Sentiva il calore intenso, la stretta perfetta.
Katia ansimava, il suo corpo scosso da brividi. "Oh, mio Dio... è così... così pieno. Non ho mai provato nulla di simile."
Aldo rimase immobile per un momento, assaporando la sensazione. Poi, lentamente, cominciò a muoversi. Una spinta, poi un'altra. Le sue anche che si muovevano in un ritmo lento e profondo.
"Sì... così," Katia gemette, le sue gambe che si stringevano intorno alla vita di Aldo, tirandolo ancora più a fondo. "Più forte, Aldo. Sfondami. Come fai con la mamma."
Le parole di Katia lo infiammarono. Aldo aumentò il ritmo, le sue spinte che si fecero più vigorose, più decise. Il suo cazzo entrava e usciva dalla fica di Katia, un suono umido e schioccante che riempiva la stanza. Squelching. Sentiva l'aria che veniva spinta fuori dal suo corpo a ogni spinta, un gemito animalesco.
Katia era in estasi. Le sue unghie si conficcavano nella schiena di Aldo, i suoi gemiti si facevano più acuti. "Non smettere, Aldo! Non smettere! Non ho mai goduto così! Nessuno, nessuno dei miei ragazzi... mi ha mai fatto sentire così!"
Aldo la pompava senza sosta, le sue spinte che si facevano sempre più profonde, raggiungendo il suo utero, sfondandola con una violenza controllata. Sentiva la sua fica contrarsi intorno al suo cazzo, le sue pareti che lo massaggiavano con una forza incredibile. Il sudore gli imperlava la fronte, i suoi muscoli tesi. Era come un toro inferocito, posseduto dal desiderio.
"Aprimi! Aprimi, Aldo!" Katia urlava, la sua voce strozzata dall'orgasmo imminente. Il suo corpo si inarcò, le sue gambe si strinsero intorno a lui. Un'ondata di piacere la travolse, un orgasmo potente e prolungato che la fece urlare.
Aldo sentì la stretta della sua fica, le sue contrazioni che gli succhiavano il cazzo. Il suo corpo tremò. Con un ultimo, profondo gemito, si riversò dentro di lei, un getto caldo e denso che riempì la sua giovane fica. I suoi muscoli si rilassarono, il suo corpo che crollò su quello di Katia, il respiro affannoso.
Rimasero abbracciati, i loro corpi ancora uniti, i respiri affannosi che si mescolavano. Il profumo del sesso, un misto di sudore e fluidi corporei, riempiva l'aria.
"È stato... incredibile," Katia sussurrò, la sua voce ancora tremante. "Non ho mai provato nulla di simile."
Aldo le baciò i capelli, il suo corpo ancora pulsante. "Tu sei incredibile, Katia."
Rimasero lì, stretti l'uno all'altra, per un tempo indefinito. Il silenzio era rotto solo dai loro respiri che si placavano. Katia si sentiva svuotata, ma anche incredibilmente soddisfatta. Il suo corpo era indolenzito, ma in un modo piacevole, una testimonianza della furia della loro unione.
La mattina dopo, Katia si svegliò presto. Aldo dormiva ancora, il suo braccio forte che le cingeva la vita. Si voltò, ammirando il suo viso rilassato, i muscoli del suo petto. Era un uomo potente, e l'aveva posseduta con una forza che nessun altro aveva mai eguagliato.
Si avvicinò, le sue labbra che sfioravano quelle di Aldo. Lui si mosse, un gemito basso gli sfuggì dalle labbra. I suoi occhi si aprirono, incontrando lo sguardo di Katia. Un sorriso lento si formò sulle sue labbra.
"Buongiorno," sussurrò Katia, la sua voce roca.
Aldo la tirò più vicino, baciandole il collo. Il suo cazzo, già semi-eretto, premeva contro la sua coscia.
"Voglio ancora," Katia sussurrò, le sue dita che accarezzavano il suo cazzo. "Voglio che tu mi scopi ancora."
Aldo gemette, il desiderio che si riaccendeva potente. "Sei insaziabile."
"Lo sono," Katia ammise, un sorriso malizioso. "E voglio un'altra cosa."
Aldo la guardò, incuriosito. "Cosa?"
Katia lo guardò negli occhi, la sua voce che si fece un sussurro. "Voglio che tu sia il primo uomo ad aprirmi il culo."
Aldo rimase senza parole per un istante, il suo sguardo che si fece intenso. Poi, un sorriso lento e malizioso gli apparve sulle labbra. "Sei sicura?"
"Sicurissima," Katia rispose, la sua voce ferma. "Voglio sentirti dentro di me in ogni modo possibile."
Aldo si posizionò sopra di lei, baciandole il collo, poi le labbra. Le sue mani le accarezzarono il culo, le dita che si insinuavano tra le natiche, sfiorando l'apertura stretta e invitante. Katia si inarcò, il suo corpo che fremava in attesa.
Aldo si leccò un dito, poi lo passò sull'anello del culo di Katia, preparando la strada. Katia gemette, la sensazione strana ma eccitante. Aldo spinse un dito, lentamente, poi un altro. Katia si strinse, ma si rilassò sotto le carezze esperte di Aldo.
"Sei così stretta, piccola," sussurrò Aldo, la sua voce calda. "Ma sarai mia. Tutta mia."
Katia ansimava, il suo corpo che si abituava alla sensazione. "Sì... sì, Aldo. Prendimi."
Aldo ritirò le dita, il suo cazzo che premeva contro l'apertura. Con un respiro profondo, cominciò a spingere. La testa del suo cazzo premette contro l'anello stretto. Katia strinse i denti, un gemito di dolore le sfuggì.
"Respira, piccola," Aldo sussurrò, i suoi baci che le accarezzavano il collo. "Lasciati andare."
Lentamente, con determinazione, Aldo si fece strada. La carne si apriva, la resistenza cedeva. Il suo cazzo, enorme e turgido, penetrava sempre più a fondo, un'agonia e un piacere che si mescolavano in una sensazione indescrivibile. Katia si aggrappò a lui, le sue unghie che si conficcavano nella sua schiena.
Finalmente, il cazzo di Aldo fu completamente dentro di lei. Katia urlò, un misto di dolore e un piacere così intenso da essere quasi insopportabile. Sentiva il suo corpo completamente riempito, il suo culo che si apriva per accoglierlo.
"Oh, mio Dio... è così... così pieno," Katia ansimava, le lacrime agli occhi. "Non avrei mai immaginato..."
Aldo rimase immobile per un momento, assaporando la stretta perfetta. Poi, lentamente, cominciò a muoversi. Le sue spinte erano lente e profonde, il suo cazzo che entrava e usciva dal culo di Katia.
"Sì... così... Aldo," Katia gemette, le sue gambe che si stringevano intorno alla vita di Aldo. "Più forte. Sfondami."
Aldo obbedì, le sue spinte che si fecero più vigorose, più decise. Il suo cazzo pompava dentro di lei, un suono umido e schioccante che riempiva la stanza. Katia urlava di piacere, le sue mani che gli graffiavano la schiena, le sue parole oscene che le sfuggivano dalle labbra.
"Sei una puttana, Katia," Aldo sussurrò, la sua voce roca di desiderio. "La mia piccola puttana."
"Sì... sì, Aldo! Sono la tua puttana! Sfondami! Fammi urlare!" Katia rispose, il suo corpo scosso da orgasmi violenti.
Aldo la pompava con la forza di un demone, il suo cazzo che raggiungeva il suo punto più profondo, sfondandola con ogni spinta. Sentiva la sua fica contrarsi intorno al suo cazzo, le sue pareti che lo massaggiavano con una forza incredibile. Il sudore gli imperlava la fronte, i suoi muscoli tesi. Era un'unione selvaggia, primordiale.
Dopo un'ora di sesso continuo, di orgasmi che scuotevano il corpo di Katia, Aldo si riversò di nuovo dentro di lei, un getto caldo e denso che riempì il suo culo. I loro corpi si rilassarono, cadendo l'uno sull'altra, i respiri affannosi che si mescolavano.
I giorni successivi furono un susseguirsi di passione. Ogni momento libero, ogni occasione, Katia e Aldo la sfruttavano per esplorare i confini del loro desiderio. Si scopavano in ogni stanza della casa, in ogni posizione immaginabile, spingendosi sempre più in là, con una fame insaziabile l'uno dell'altra. Katia scoprì una parte di sé che non sapeva esistesse, una sensualità e una brama che Aldo sapeva risvegliare con la sua potenza e la sua esperienza.
Poi, Matilde tornò. La casa tornò alla normalità, o almeno così sembrava. Matilde non notò nulla. L'aria era pulita, i letti rifatti, i piatti lavati. Katia e Aldo si scambiarono uno sguardo fugace, un'intesa silenziosa, un segreto che li legava indissolubilmente.
Nei mesi e negli anni successivi, Katia continuò la sua vita. Si fidanzò, ebbe relazioni, ma nessun uomo, nessuno dei suoi coetanei, riuscì mai a eguagliare la prestanza sessuale di Aldo. Ogni volta che Matilde si assentava o ogni volta che trovavano un momento di intimità, Katia e Aldo si cercavano. Era il loro piccolo segreto, un fuoco che bruciava sotto la cenere della normalità.
Il cazzo di Aldo era il metro di paragone per Katia, la misura di ogni piacere. E ogni volta che si ritrovava sotto di lui, sentiva quella stessa estasi, quella stessa furia primordiale, la stessa sensazione di essere completamente e selvaggiamente posseduta. Era il suo desiderio proibito, il suo piacere più grande, un segreto che avrebbe custodito per sempre nel profondo del suo cuore, un'eco delle parole di sua madre, "un cazzo enorme", che ora risuonavano nella sua mente con un significato tutto nuovo, tutto suo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La figlia di Matilde:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni